Una casa vuota, una comunità locale solidale, un’amica impegnata con Operazione Colomba da dieci anni, il sentimento di impotenza di fronte all’aumento della violenza nel mondo, ma soprattutto la voglia di cercare soluzioni concrete di solidarietà tra i popoli.

Da queste premesse nasce l’idea, lanciata da Officine Cittadine, di accogliere a Collepasso una famiglia di profughi attraverso il progetto dei Corridoi Umanitari.

Dopo mesi di preparativi, a febbraio la comunità collepassese ha accolto una famiglia somala di cinque persone, composta da due genitori e tre bambini, giunta in Italia grazie al programma promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che consente l’ingresso legale e sicuro di profughi provenienti da aree di crisi.

Accogliere è scegliere da che parte stare

In un tempo in cui il linguaggio pubblico e mediatico si costruisce spesso attorno alla paura del diverso, Braccia Aperte rappresenta una risposta civile: un gesto di resistenza umana contro la disumanizzazione e la chiusura dei confini.

Accogliere non è un gesto neutro — è una scelta di campo.

Significa affermare che le persone non sono numeri, che la vita vale più delle frontiere e che una comunità si costruisce solo se è aperta e inclusiva.

Il Gruppo di Accoglienza di Collepasso, insieme a Officine Cittadine e ad altre realtà locali, ha scelto di mettere in pratica la solidarietà come azione civica dal basso: non aspettare soluzioni dall’alto, ma generarle nella quotidianità — offrendo una casa, sostenendo un percorso scolastico, creando legami di fiducia e condivisione.

Un progetto nato dal basso

Il gruppo Braccia Aperte è formato da cittadine e cittadini che hanno deciso di impegnarsi in prima persona per offrire accoglienza concreta, supporto umano e percorsi di inclusione.

Il progetto, totalmente autofinanziato attraverso donazioni e raccolte fondi, accompagna la famiglia per circa 18 mesi, sostenendola nell’inserimento linguistico, scolastico, lavorativo e sociale.

Un’accoglienza che unisce

Il percorso è pensato come una relazione reciproca, in cui la famiglia accolta e la comunità crescono insieme.

Attraverso piccoli gesti quotidiani — una mano nelle pratiche burocratiche, il sostegno a scuola, la condivisione di momenti di vita — Collepasso si apre al mondo e diventa esempio di solidarietà civica, capace di trasformare valori in azioni.

Come contribuire

Il progetto è aperto a tutti: chiunque può offrire tempo, competenze o donazioni per sostenere le spese di accoglienza e le attività di inclusione.

Ogni persona coinvolta — volontari, associazioni, famiglie, parrocchia — partecipa come parte attiva di un processo che restituisce dignità sia a chi arriva sia a chi accoglie.

Accogliere, in questo senso, non è “fare del bene”: è riconoscere un diritto — il diritto a vivere in pace, a costruire un futuro, a partecipare pienamente alla vita collettiva.

È un modo concreto di reagire a un sistema che troppo spesso genera esclusione e marginalità.

📞 Contatti

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Un piccolo paese, un grande gesto di civiltà